La Corte d’appello di Parigi ha condannato Airbus e Air France per omicidio colposo nella tragedia del volo AF447 Rio de Janeiro-Parigi, precipitato nell’Atlantico tra il 31 maggio e il 1° giugno 2009 con 228 vittime. La decisione è stata resa il 21 maggio 2026.
Per entrambe le società la sanzione è la stessa: 225.000 euro, cioè l’ammenda massima prevista dalla legge francese per le persone giuridiche in questo tipo di reato, secondo Reuters. Un importo che pesa poco sul piano economico, ma che segna un passaggio giudiziario rilevante dopo anni di battaglie legali.
In primo grado, nel 2021, il tribunale correzionale di Parigi aveva assolto sia il costruttore sia la compagnia aerea. L’appello ribalta quel verdetto al termine di un procedimento che ha coinvolto per quasi due decenni familiari delle vittime, esperti tecnici e avvocati.
228 morti, un Airbus A330 e il nodo della responsabilità
L’Airbus A330 impiegato sulla rotta Rio de Janeiro-Paris si era inabissato nell’Atlantico nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno 2009, portando con sé 228 passeggeri e membri dell’equipaggio. Le indagini avevano chiamato in causa il malfunzionamento delle sonde Pitot, che misurano la velocità dell’aereo, e le reazioni dell’equipaggio agli allarmi in cabina.
Airbus, con sede a Tolosa, era finita sotto accusa per un possibile difetto di progettazione o per informazioni ritenute insufficienti su quelle sonde; Air France per aspetti legati alla formazione dei piloti. Entrambe hanno sempre contestato la propria responsabilità penale.
La multa, giudicata simbolicamente bassa rispetto al dramma umano, riflette i limiti del diritto penale francese applicato alle persone giuridiche. I familiari delle vittime, riuniti da anni in collettivi, attendevano soprattutto il riconoscimento di una “faute caractérisée”, una colpa qualificata.
Airbus in Borsa: titolo sotto pressione a inizio giugno 2026
Sui mercati, l’azione Airbus ha chiuso il 2 giugno 2026 a 226,60 euro su Euronext Paris, in calo dell’1,48% nella seduta, secondo i dati di quotazione disponibili. Il titolo aveva aperto a 232,70 euro e in giornata ha segnato un minimo a 226,60 euro, con 344.171 azioni scambiate: un volume superiore alla media degli ultimi tre mesi, indicata a 300.789 titoli.
La condanna del 21 maggio non ha innescato un crollo duraturo delle quotazioni: il mercato, verosimilmente, aveva già messo in conto che l’ammenda — per legge limitata a 225.000 euro — non rappresenta un rischio finanziario materiale per un gruppo con un fatturato annuo superiore a 65 miliardi di euro. Per gli investitori, il punto resta l’eventuale impatto su azioni civili aggiuntive che una condanna penale potrebbe rendere più agevoli.
